Silenzio. Le solite successioni di immagini. Immagini che immagino.
Inizia male. Una corsa senza respiro, il vento spinge e non tiene conto del dolore al fianco. Atmosfere diverse una sull'altra, frammenti di specchio.
Sabbia ovunque, rami come unghie, la casa che si allunga, corridoi senza quadri, poi ancora spazio aperto ma vuoto, forse buio. Cerco qualcosa, anche se non desidero nulla. Non desidero la luce, che mi fa solo male agli occhi già stanchi; non un oggetto, un ricordo; non voglio un rifugio, mi piace scivolare da un sogno all'altro, perciò... rifugiarsi da che. Cerco nella mente ora.
Cosa scatena il bisogno?
Senza preavviso, trovo un pensiero razionale: "Forse prendo solo tempo. Cerco il tempo. Ho bisogno di tempo per generare un finale diverso".
La mente, lo sforzo cerebrale, Zeus e Minerva, la liberazione.
Così, avendo trovato quello che non cercavo, mi volto. E ci sono ancora io. Io precedo me stessa e viceversa. Mi guardo, sorrido, saluto e cambio strada.
C'è ancora da immaginare e correre.
Buona notte.
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