La solitudine per me non è mai stato un sostantivo qualsiasi. E' un neo che mi sono trovata addosso (è lì probabilmente dalla nascita), ma è uno di quelli dispettosi che via via prendono forme diverse e vanno controllati. A 3 anni era un bel doblone e mi piaceva. Più avanti si è allungato, sembrava quasi una ferita nera, ed infatti duoleva. Poco tempo fa era un pugnale e faceva male a chi mi passava accanto.
Ieri pareva una boccetta medicinale e mi sono preoccupata.
Oggi la curiosità ha battuto la paura (2 a 0) e sono andata dal medico. Insieme, guardandolo meglio, abbiamo scovato il foglio illustrativo. Affascinati abbiamo letto.
Categoria farmacologica:
Anestetico scaduto.
Controindicazioni:
Cervello in pappa, affollarsi di strutture stroboscopiche davanti agli occhi, difficoltà respiratorie e deambulatorie, percezione discontinua del chiacchiericcio ambientale, chat acida, dolore diffuso all'addome.
Indicazioni terapeutiche:
Indicato per la terapia di "solitudine ipotetica".
A quel punto m'è scappato un sollevato "Grazie a Dio!". Ho lasciato il povero dottore ancora allibito e, con un sorriso tipo paresi, son tornata a casa.
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